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“Quello ritrovato a Tolosa non è Caravaggio”

dal 12 Aprile 2016 al 31 Luglio 2017 - Segnalato da Stefano Salinetti
|

info:
Tolosa, Spagna
email: padiglioniuniti@gmail.com

Molte agenzie internazionali hanno divulgato la notizia circa il ritrovamento a Tolosa di un quadro “attribuito” a Caravaggio raffigurante Giuditta e Oloferne (144 x 173,5 cm) recuperato nel solaio di una vecchia casa di Tolosa, nel sud della Francia.

“Per alcuni esperti si tratta della mano di Caravaggio e ora Parigi vuole crederci. A cominciare dal ministero della Cultura che ha decretato il divieto di uscita di quella tela dal territorio e l'ha decretata 'Tesoro nazionale'. "Quest'opera recentemente scoperta è di un grande valore artistico, potrebbe essere identificata come una composizione scomparsa di Caravaggio", si legge nel decreto pubblicato dal governo in gazzetta ufficiale. Dimenticato per almeno 150 anni nella sottotetto di una vecchia casa, l'opera - di cui LeFigaro.fr anticipa una foto - "è in uno stato di conservazione eccezionale", spiega il gabinetto di expertise Eric Turquin, precisando che il dipinto è stato ritrovato dopo una fuga d'acqua dalla soffitta. Sempre secondo Turquin, il quadro ha raggiunto una collezione privata di Tolosa a metà del XIX/o secolo” (ansa).

Abbiamo interpellato dall’Italia il Prof. Daniele Radini Tedeschi, profondo conoscitore e specialista del Caravaggio, il quale non ha esitato a considerare il quadro di Tolosa estraneo alla pittura del Merisi.
“A Napoli –spiega Radini Tedeschi – presso il Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes (Banco di Napoli) si conosceva una versione (olio su tela, 140 x 160 cm.) quasi identica a quella di Tolosa, già da Maurizio Marini considerata “copia da originale perduto” di Louis Finson (2005, n.78, pp.284-85).
Entrambe le opere però (Napoli o Tolosa) sono estranee al linguaggio del Caravaggio bensì vicine più a quello dei caravaggeschi napoletani e per certi versi anche a Louis Finson, autore di diverse copie tratte da originali del Caravaggio. Caravaggio non sconfinava nella caricatura o nell’ironia, il suo senso tragico era estremo e, pur se parlava di abiezione, lo faceva con l’eleganza del tratto e il lirismo della scena. In queste opere invece ci troviamo difronte ad una marcata impronta satirica, goffa, come ad esempio il collo dell’ancella o il ghigno di Oloferne, tutto così lontano dalla drammatica Giuditta e Oloferne di Palazzo Barberini.
Pertanto, proprio a voler essere ottimisti, bisognerebbe chiedersi quali tra le due versioni fosse stata eseguita da Louis Finson, poiché di Caravaggio non v’è nulla in entrambe. La versione napoletana rimanda anche a quell’oscuro autore del Cavadenti e della Visione di San Girolamo (Worcester, Museum of Fine Arts) mentre quella di Tolosa sembra più levigata, scultorea nel tratto e nei panneggi.
Ancora disperso rimane quindi l’originale del Caravaggio descritto come “quadro mezzano da camera di mezze figure et è un Oliferno con Giudita” dal Pourbus il 25 settembre 1607”.

Si attendono nuovi pareri che certamente, come ogni volta che viene fatto il nome di Caravaggio, non tarderanno a venire.

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