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Andrea Pinchi, conversazione con Lauretta Colonnelli

il 10 Novembre 2019 - Segnalato da Rosi Fontana
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info:
Roma, Museo Macro, Sala cinema, 10 novembre ore 16:00

Domenica 10 novembre alle ore 16:00 presso la Sala Cinema del Macro Asilo si svolgerà l’incontro aperto al pubblico con l’artista Andrea Pinchi e la storica dell’arte Lauretta Colonnelli. La conversazione sarà basata sul tema delle città invisibili di Italo Calvino. Nato da un’idea di Marta Francocci, l’appuntamento culturale vede la lettura di alcuni brani del libro Le città invisibili di Italo Calvino interpretati dalla regista e attrice Karen di Porto.
Partecipa all’incontro Giuditta Nidiaci, curatrice della mostra tenutasi la settimana scorsa al Macro Asilo di Roma, in occasione della RAW- Rome Art Week 2019, sempre dedicata alle città invisibili di Calvino, tema cui Andrea Pinchi sta dedicando molto del suo lavoro e della sua ricerca.

Lauretta Colonnelli, che ben conosce il lavoro di Andrea Pinchi, propone al pubblico una lettura appassionante con l’intento di raccontare l’influenza che Italo Calvino ha avuto e continua ad avere in Andrea Pinchi, il quale da molto tempo non si sottrae al lungo processo creativo che lo coinvolge, appassiona e pone al centro di un connubio composto da storia, letteratura e arte.

Direttamente dalle parole di Lauretta Colonnelli, anticipiamo un brano dell’appassionante conversazione di domenica prossima a Roma: “Quale soggetto migliore, per un artista, delle Città invisibili, il libro di Italo Calvino che descrive le città immaginarie raccontate da Marco Polo all’imperatore dei tartari Kublai Kan? Città che, come i sogni, sono costruite di desideri e di


paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra. Già molto tempo prima di dedicarsi a rendere materiche le città oniriche di Calvino, Andrea Pinchi ha cominciato a lavorare con gli scarti derivati dal restauro di antichi organi da chiesa e destinati a essere buttati via, spazzatura nella spazzatura. Pinchi li recupera e li inserisce nei suoi quadri, non per realizzare opere in linea con il catastrofismo imperante nell’arte contemporanea, ma per creare nuova bellezza, far affiorare nuovi momenti di luce. Viene in mente l’invito con cui si chiude Le città invisibili: «Cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio». Non so se il viaggio di Pinchi nell’arte sia cominciato proprio da questa frase. Certo è che Pinchi è un lettore onnivoro e tenace, e tante sue opere sono ispirate ai libri che ha letto. Qui, sulle visioni di Calvino, ha innescato nuove visioni, le proprie, costruite con «le perle e le scintille» scovate tra i sogni infranti del consumismo.”

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