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"LATTE DI LUNA" - Mostra fotografica di GIANNI BOATTINI

dal 10 Gennaio 2014 al 24 Gennaio 2014 - Segnalato da ReadyMade
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info:
READYMADE ASSOCIAZIONE CULTURALE VIA dei Piceni 1 (zona San Lorenzo) cell. 389 107 5948
(lun-giov 16.00-20.00, ven- sab 18.00-02.00) ass.readymade@gmail.com
5 EURO per i soci (tessera giornaliera): EVENTO+STUZZICHINI+1 DRINK
5 EURO per i NON soci EVENTO+STUZZICHINI+ 2 DRINK

"LATTE DI LUNA" - Mostra fotografica di GIANNI BOATTINI L'Associazione culturale ReadyMade presenta: “Latte di luna”, mostra fotografica di Gianni Boattini.
Vernissage venerdì 10 gennaio alle 20.30 in Via dei Piceni 1 (Roma, San Lorenzo).

“…L’uomo (sole) e la donna (luna) quando si uniscono generano luce (il figlio)”.

Parole estratte da un antico testo alchemico che illuminò la mia mente, il mio modo di vedere e di pensare, spiega Gianni Boattini. “...Capii allora che il nostro mondo era solo una delle tante dimensioni possibili”.

Questa premessa risulta importante per capire l'indagine sull'universo femminile e le simbologie misteriche sospese tra cielo e terra. Il titolo, di per sé, traduce due degli aspetti più significativi della sfera femminile. Il latte, inteso come bevanda di vita, simbolo di abbondanza, di fertilità, di conoscenza mentre la luna esalta, per appartenenza, il principio femminile.

“Latte di luna” è anche il titolo di una delle opere in esposizione di questo fotografo. Nella foto si vede una giovane ragazza che poppa, per mezzo di un tubicino di plastica, il latte contenuto in una bottiglia. I soggetti femminili di Gianni Boattini si idealizzano nello sguardo, che è profondo e assente di emozioni, profano. Sono donne che non appartengono ad un culto benché una grande croce, fasciata con della plastica trasparente, poggia sui seni nudi di una di loro. L’autore pone la croce tra i due seni di una donna che morde una mela dando all’opera titolo di: ”Eva, atto secondo” a significare che la Eva primordiale non aveva colpe.

In alcuni di questi lavori l'autore fa ricorso ai segni, a pezzi di manichini, a veli di separazione, che rappresentano una realtà altra per una trasfigurazione dell'Essere. L'ambientazione industriale sottolinea ed esalta ancor più la rotondità delle forme dei corpi e l'intensità vibrante, provocatoria degli sguardi. L'esterno e l'interno del corpo non sono mai svincolati, anzi l'autore tenta di creare una dialettica che si esprime attraverso strutture a esoscheletro stese a carpenteria su parti del corpo.

Sono donne che non si pongono in maniera spudorata o provocatoria all'osservatore. Esprimono la loro presenza nell'istante stesso dello scatto fotografico che amplia la loro immaginazione e le pone su una dimensione atemporale e aspaziale.

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