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Mostra fotografica lavori finali LABORATORIO DI REPORTAGE 2016

dal 17 Dicembre 2016 al 19 Gennaio 2017 - Segnalato da WSP Photography
|

info:
WSP Photography
Via Costanzo Cloro 58
Dal lunedì al venerdì, dalle 19.00 alle 21.30.

Ingresso gratuito con tessera ENAL. WSP photography è un’associazione culturale pertanto tutte le attività sono riservate ai soli soci in possesso della tessera associativa ENAL. È possibile tesserarsi il giorno stesso dell’evento. In occasione dell’inaugurazione la tessera è gratuita

Per ulteriori informazioni:
Ufficio stampa WSP Photography
David Scerrati: ufficiostampa@collettivowsp.org

Mostra fotografica lavori finali LABORATORIO DI REPORTAGE 2016 Inaugurerà sabato 17 dicembre alle ore 19:30 presso la sede del WSP Photography la mostra fotografica dei lavori realizzati durante l’edizione 2016 del laboratorio di reportage con Fausto Podavini. La mostra presenta una selezione di ciascun lavoro realizzato e in occasione dell’inaugurazione saranno presenti gli autori che racconteranno i loro progetti attraverso una proiezione. Di seguito l’elenco dei lavori e degli autori in mostra:

Il traffico siamo noi di Daniela Agrimi

Si muovono silenziosamente tra le vie della città e fanno parte di un unico movimento critico. Lottano per verità diverse e l’unico santo in cui credono è quello che li protegge in ogni loro spostamento, Santa Graziella, adorata in luoghi di culto gestiti da emissari dalle mani sporche... di grasso.

Dentro di me. Altro da me di Milena De Matteis
Mia figlia ha una rara anomalia cromosomica che la rende di bassa statura. È costretta continuamente a confrontarsi con persone che si stupiscono della sua età. E io mi confronto con le mie preoccupazioni di mamma. Adesso è una bambina felice; ma che cosa le riserverà l'adolescenza? Che donna sarà? Eppure, dentro di me¬ sento che con ogni prob¬abilità il suo spirit¬o fiero e indipendent¬e le permetterà di vi¬vere con ragionevole serenità ogni circost¬anza e avvenimento av¬verso. E i miei pens¬ieri, forse, non avra¬nno ragione di esiste¬re.
She Wolves di Laura Fazzi e Giorgio Guastella

Le “She Wolves” sono la squadra femminile di roller derby di Roma, uno sport di contatto fisico ancora poco conosciuto in Italia, praticato sui pattini. La squadra si muove seguendo la logica fondante di questo sport, ovvero il “do it yourself”, superando i confini sportivi e diventando parte del quotidiano di ogni ragazza. Ecco che il concetto di squadra lascia spazio a quello di “famiglia allargata” del roller derby.

Nera attesa. La rabbia degli invisibili di Diego Fedele

Dall’inizio del 2012 ad ospitare i migranti nella piana di Gioia Tauro è una tendopoli situata nella zona industriale di San Ferdinando, comune limitrofo a Rosarno. La struttura pensata per circa 350 persone, è invasa, durante il periodo invernale, da più di 1000 lavoratori stagionali. Il mio lavoro fotografico testimonia questo non-luogo visto dall’interno tra il 2015 e il 2016, concentrandomi nei mesi in cui si chiude progressivamente la "stagione delle arance" nella piana di Gioia Tauro ed i lavoratori, quasi tutti senza lavoro, si pongono in attesa.




Atto Secondo di Lorenzo Papi e Stefano Iannelli

La famiglia è uno dei tratti fondamentali nella vita di ogni persona. Borgo Amigò nasce alla fine degli anni ’80 nella periferia di Roma Nord ad opera di un umile frate francescano, Padre Gaetano, motivato dalla volontà di dare un futuro migliore a ragazzi con storie difficili alle spalle. Atto secondo rappresenta quindi una rinascita, una nuova vita per questi ragazzi, orientati verso un futuro caratterizzato da migliori prospettive e accompagnati da uno dei fondamenti nella vita di ogni uomo: la famiglia. Il lavoro fotografico intende quindi trasmettere, attraverso scatti di vita quotidiana del Borgo, sensazioni di apparente serenità di tali ragazzi che, pur distanti dai rispettivi affetti, sono instradati verso un futuro più roseo.

Uno e tre di Daniela Sala

Tredici, uno e tre, è il segno che Giuseppe fa con le mani quando vuol richiamare l’attenzione di sua madre. Un richiamo da cui a volte Alessandra, sua madre, sembra sopraffatta. Giuseppe ha tredici anni e quando ne aveva due gli è stata diagnosticata una forma di autismo grave. Inevitabilmente, ad assumere sempre maggior rilevanza nel tentativo di raccontare Giuseppe, sono stati i rapporti all’interno della famiglia. “Uno e tre” è così diventato il tentativo di penetrare un’intimità familiare in cui non esistono verità ma solo punti di vista.

La cieca attesa (outstanding lives) di Paolo Torri
La cieca attesa è un’attesa senza tempo né oggetto, una sospensione dell’identità e della libertà. Il richiedente asilo vive gran parte dell’accoglienza in Italia appeso al filo della risposta della commissione che dura fino a 2 e più anni a fronte dei 3-6 mesi previsti. In questo tempo dilatato la persona non ha documenti definitivi e solo alla fine saprà se potrà restare o se dovrà tornare nel paese da dove è fuggito.

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