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Antropologia, luce e fotografia. Seminario con Marina Berardi

il 12 Maggio 2017 - Segnalato da WSP Photography
|

info:
WSP Photography
Via Costanzo Cloro 58
ore 19.30
email: info@collettivowsp.org
tel: 3281795463

Il seminario è aperto a tutti. Per partecipare è necessario prenotarsi inviando una mail a: info@collettivowsp.org
Il costo del seminario è di 5 euro. (+ 3 euro di tessera associativa ENAL per chi ne fosse sprovvisto).

Antropologia e fotografia sono due modi per raccontare, decostruire e reinterpretare il mondo, due atti di conoscenza, due linguaggi con una propria storia, grammatica, capacità narrativa.
Hanno specificità metodologiche proprie, ma anche linee di contatto ed è su queste linee di contatto che porrei l'attenzione. Una di esse è la luce. La luce come esperienza soggettiva e collettiva come fenomeno antropologico come prima fonte tra tutte di scrittura.

Il modo in cui guardiamo il mondo potrebbe essere un riflesso, un gioco di luce che la nostra mente codifica culturalmente e che pertanto interpreta con gli strumenti fisiologici e culturali a disposizione. La percezione diventa così un fenomeno complesso, olistico che riguarda non più il solo guardare, ma l'intera ecologia dei sensi in cui il corpo è immerso. È importante quindi capire se esiste un'antropologia della luce e cosa significa, esplorare i temi dell'antropologia visiva e connetterli alla fotografia, specie quella documentaria e sociale.

La fotografia come racconto autonomo connesso allo sguardo antropologico e lo sguardo antropologico come racconto autonomo connesso alla produzione di immagini. Occorre fare questo giro perchè per troppo tempo si è generata un'asimmetria tra i due saperi considerati come mero corredo espressivo l'uno all'altro.

Cos'è una fotografia etnografica? Come si costruisce un racconto etnografico basato sulle immagini? Come si costruisce un lavoro di fotografia documentaria o di reportage? Si risponderà a queste domande attingendo ad alcuni autori scelti sia nel mondo della fotografia (Darcy Padilla, Depardon) che nel mondo dell'antropologia (F. Faeta, G. Bateson, M. Mead, E. De Martino- F. Pinna, Del Frà, Boas, Jean Rouch, Mingozzi).

L'incontro con l'altro è spesso stato rappresentato facendo riscorso all'immagine che, per il suo forte potere evocativo, ha contribuito a determinare un immaginario in alcuni casi riducendo la complessità dell'altro ad una voyeristica visione, ma è anche nell'incontro con l'assenza e la scomparsa dell'altro che la fotografia e l'antropologia si avvicinano. Lo sguardo è un fenomeno complesso, guardare significa innanzi tutto sentire, sentire empatizzando, è un portare dentro, un movimenti cetripeto e centrifugo al tempo stesso. Guardare attraverso la luce è raccontare attraverso parole.
Le forme di scrittura dell'ambito audiovisuale riguardano inoltre i processi di auto ed etero rappresentazione e rappresentano una forma mediata di comunicazione.

L'intento di questo incontro è quindi quello di introdurre il concetto di visione come fatto culturale e culturalmente costruito e determinato e della sua rappresentazione come forma mediata e narrativa.

Marina Berardi vive a Roma dove ha conseguito gli studi in Antropologia Culturale e dove è cominciata la formazione nell’ambito della fotografia sociale presso il WSP photography. I suoi progetti mirano ad avere una connessione con la formazione antropologica e quindi l’attenzione è sulle condizioni umane, storie di vita, e pratiche rituali. Nel 2013 vince il premio Nikon Talents nella categoria Street e Reportage. Riceve inoltre menzioni all’IPA, Px3, Sony World Photography Awards. Attualmente coordina un progetto di etnografia urbana con il Dipartimento di Storia Culture Religioni de “La Sapienza” nell’ambito del quale ha realizzato il lavoro di etnografia visuale Inner Places.

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