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Il Bianco e il Nero: …dal Ragtime di Joplin alle prime incisioni di “Jass”

il 16 Dicembre 2017 - Segnalato da Camera Musicale Romana
|

info:
Sabato 16 Dicembre ore 20:30

Ingresso / Ticket € 15,00 - ridotto € 8,00 ( riservato ai minori di anni 18, agli over 65 e agli studenti universitari e di conservatorio purché muniti di libretto)
Servizio gratuito di prenotazione ( vivamente consigliata)

CONVENTO S. XII APOSTOLI - SALA dell’IMMACOLATA
Via del Vaccaro, 9 - angolo p.za Ss. Apostoli Roma

info e prenotazioni:
cameramusicaleromana@gmail.com
www.cameramusicaleromana.it
Tel.: +39 333 45 71 245/ 3498256457

Il Bianco e il Nero: …dal Ragtime di Joplin alle prime incisioni di “Jass” un viaggio avventuroso, tra verità e leggenda in un percorso che, partendo dalle composizioni di Ragtime di fine ‘800, ci condurrà gradualmente fino alle sonorità portentose delle primissime Jazz Band degli anni ‘20, senza le imperfezioni dovute al logoramento dei vecchi dischi a 78 giri: un’occasione davvero unica!
Al compositore nero Scott Joplin si deve il primo grande successo dell’editoria musicale americana , quando, nel 1899, pubblicò il suo fortunatissimo “Maple Leaf Rag”, cui seguirono moltissimi altri capolavori che imperversarono in America ma anche in Europa, fino all’anno della sua morte, il 1917. Nello stesso anno, una band di bianchi, composta in parte da figli di emigranti provenienti dalla Sicilia, capeggiata da “Nick” La Rocca, la Original Dixieland Jass Band, incise il 26 febbraio 1917 il primo disco di jazz della Storia.
Erano gli anni venti e il nord industrializzato degli Stati Uniti aveva accolto con calore i musicisti provenienti dagli Stati del Sud. Le loro esecuzioni si distinguevano per le sonorità diverse, adeguate ai tempi nuovi: le vivaci marce adatte alla scatenata vita notturna si univano ai clamori contro il proibizionismo e al frenetico ritmo di vita imposto anche dal diffondersi dell’automobile; ballare sui nuovi ritmi, poi, esaltava quell’impulso alla liberazione sessuale insito in una società che voleva rompere gli argini.
Il Jazz, per l’esuberanza della propria giovinezza, costituì l’involucro dei “Roarin’ Twenties”, degli anni ruggenti e finì per prestare il proprio nome ad una delle tante definizioni di quella decade: “L’età del Jazz”.
A New Orleans, all’epoca della sua gestazione, il jazz era stato fondamentalmente una musica folcloristica cui molto aveva contribuito un insaziabile desiderio di svago nei ghetti neri. All’arrivo a Chicago, i musicisti del Sud si trovarono immersi in un mondo del tutto diverso, in cui la musica era retta della leggi dello spettacolo e si stava rapidamente trasformando in industria.
I complessi provenienti dalla Louisiana dovettero perciò entrare a far parte di un meccanismo rigido, soggetti com’erano alle regole delle sale da ballo e, successivamente, a quelle delle case discografiche. Ora non si poteva più prescindere dalla corretta lettura dello spartito, dal dominio dello strumento e da una certa organizzazione musicale.

Un impulso forte e decisivo fu dato senz’altro dall’apporto delle case discografiche americane, fino ad allora impegnate nella diffusione quasi esclusiva di musica classica, operistica o classico-leggera, che accortesi per tempo del nascente interesse suscitato dalla nuova musica anche in ambienti colti, cominciarono subito a contendersi i migliori musicisti, catapultando oltreoceano la fama di numerose bands, vendendo milioni di dischi e intascando somme favolose; business e jazz costituirono un binomio vincente.
Oltre alle band composte da musicisti bianchi, tra cui la già citata Original Dixieland Jass Band e la Earl Fuller’s Famous Jazz band, molte incisioni furono opera di musicisti neri. Tra queste: gli Hot Five e Hot Seven del giovane trombettista emergente Louis Armstrong e i Red Hot Peppers di Jelly Roll Morton furono tra i migliori cavalli di razza della scuderia Victor: La sfida era appena cominciata!

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