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MANGIA! spettacolo teatrale

dal 04 Gennaio 2019 al 05 Gennaio 2019 - Segnalato da ANNA PISCOPO
|

info:
Il 4 e 5 gennaio 2019, h 20:30, al Teatro Lo Spazio, via Locri 42/44
Per info, prenotazioni e prevendite:
06 77076486- 0677204149
info@teatrolospazio.it

MANGIA! spettacolo teatrale MANGIA!

A solo performance

Vincitore del Premio Nazionale di Letteratura e Teatro Italiano “Nicola Martucci”, del primo premio come Miglior Spettacolo per “Corti in Pietralata”

e del premio per la “Miglior Attrice del Teatro Lo Spazio”.

Dopo una settimana di sold out al Teatro Tordinona, replica il 4 e 5 gennaio 2019 al Teatro lo Spazio

“MANGIA!”

scritto, diretto e interpretato da Anna Piscopo

Ventisei anni, barese trapiantata a Roma (dove ha studiato alla Silvio D’Amico e al Duse International) Anna Piscopo, autrice e unica interprete della pièce, costruisce intorno al detto della sua città “Mang’ ca da jess mangiat!” (Mangia se non vuoi essere mangiato!) una performance di parole che si rincorrono nella foga di vomitare tutta la rabbia di una società feroce che, dalla famiglia alla strada, è regolata dalla legge del più forte, di chi sfrutta per non essere sfruttato.

“MANGIA!” è un flusso di coscienza in cui più personaggi s’intrecciano nel corpo e nella voce di una sola performer per raccontare la storia di una giovane donna che vorrebbe sbarazzarsi del ruolo da emarginata che vive nel mondo provinciale, gretto e bigotto in cui è nata.

Per conquistare l’agognata promozione sociale cancellando un profondo senso di inadeguatezza, parte per Roma alla ricerca di un lavoro o di un uomo che possa sistemarla. Perché questo le hanno insegnato, si riesce grazie all’uomo, per cui nutrire soggezione, usando il corpo come merce di scambio. C’è anche il lavoro, ma quello della fisicità, della fatica. Altro non esiste.

E’ l’inizio di un vagare confuso, istintivo, senza punti di riferimento. Lei sente, soffre, si ribella. Ma le radici tribali sono troppo interiorizzate. Ed è la preda ideale per un gioco al massacro dove finirà travolta, e divorata, dalla brutalità di una società spietata.

Tornerà indietro, nel suo paesino, tra le grinfie di una madre che la obbliga a mangiare, a nutrire sempre e solo il corpo, voracemente. Senza nulla di veramente suo.

I condizionamenti famigliari, quelli culturali e l’esperienza diretta della crisi economica del suo paese, la gonfiano di rabbia, aspettative disattese e ansie, tanto da non riuscire mai veramente a respirare, a vivere la sua vita da protagonista.

Per liberarsi dalle voci che la infestano, dalla solitudine e dall’emarginazione, dovrà letteralmente divorare la sua famiglia – pietanza indigesta – ingurgitata nella furia della bulimia e del bisogno incontrollato di affetti, figure di riferimento e approvazione.

“MANGIA!” usa il cibo come metafora di violenza e sfruttamento nella famiglia e nella società, mescola dramma e ironia, mantenendo sempre un registro brillante.

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