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Silenziosi incanti

dal 25 Giugno 2020 al 30 Luglio 2020 - Segnalato da Galleria d'arte Purificato.Zero
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info:
Inaugurazione 25 giugno 2020 ore 17:30 via Bisagno, 11 Roma.

Silenziosi incanti Dal 25 giugno al 30 luglio 2020 la Galleria ‘Purificato.Zero’ ospita Brahim Achir con la mostra personale dal titolo: ”Silenziosi incanti”.

www.purificatozerogallery.com

Achir, pittore un po’ girovago, amante della libertà e custode della sua preziosa indipendenza, si è da qualche tempo stabilito a Castel Gandolfo, cittadina apparentemente fuori dai circuiti metropolitani ma non esente dalle suggestioni legate alla storia e alla tradizione papalina; come a dire rinascimentale e barocca.

Pino Purificato e Francesco Zero presentano, nella loro nuova Galleria d’Arte in via Bisagno 11 a Roma, l’artista algerino Brahim Achir, affermato pittore che, nell’apparente inquietudine, si mostra sensibile ed estremamente ricettivo agli stimoli culturali che lo circondano, ma non racconta ciò che lo attrae, piuttosto interpreta la sua realtà per offrirla al pubblico come intima e fugace scoperta.

Purificato, parlando di Achir, ricorda che è anche un ottimo scrittore che sa trasmettere poesia attraverso i suoi dipinti a coloro che osservano con il cuore. A chi, guardando profondamente negli occhi delle donne ritratte, sa leggere in ognuna di esse l’intimità e i sentimenti di una vita.
Comunque ben chiare appaiono le sue radici, le fonti di ispirazione, così espressamente riferibili a Memoires Algeriennes, come titola uno dei suoi quadri più espliciti ed emblematici. I volti, ad esempio, risultano di un’espressione estremamente composta, quasi a sfiorare una fissità bizantina dove la bellezza esteriore, ma soprattutto la profonda interiorità, rivelano una storia antica, una fierezza e una nobiltà ancestrali, tramandate e filtrate nel tempo, che donano allo sguardo delle protagoniste una fissità nutrita di lunghe, pazienti attese e dell’ineluttabilità del destino. Donne sensuali dal gesto lento, nate nel deserto del silenzio. Impassibili, dal collo lungo, eteree, trasmettono la loro
celata ricchezza sentimentale confidando con occhi magnetici ed intima dolcezza i limiti invalicabili della loro esistenza.

Tuttavia nella parte più strutturale delle opere di Achir, come i labirintici panorami urbani, o nei paesaggi quasi sempre dominati da un grande carrubo blu-chiomato, ma anche nella composizione di uno o più corpi femminili spesso abbinati a teneri animaletti, come madonne rinascimentali, emerge una coloristica mediazione personale tra stile occidentale e orientale. In tal senso un punto di grande sintesi e significato è raggiunto nell’opera Grande volto, nella quale si impongono all’osservazione sia la dimensione modernamente stravolta della faccia - dilatata sino ad apparire “monumentale” - sia il trasparire dello sfondo nel quale il sottostante reticolo “gestuale”, alla Pollock, emerge quasi in filigrana.

La poetica affezione per la sua terra lo spinge verso una stilizzazione della forma, alla Carrà per intenderci, mentre l’affascinante definizione degli sguardi echeggia un certo iperrealismo. Sguardi cosparsi di sottaciuti incanti sfiorano intimamente lo spettatore e si offrono sinceri rivelando quella moralità, quella fierezza aristocratica che costituiscono l’espressione più significativa dell’opera di Achir.

Francesco Zero

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